Radice Blogaritmica

Stralci di vita,commenti,ca**ate di un ragazzo mica qualunque(forse forse là-lunque,ma qualunque proprio no!)




Chi sono:

Presto una nuova foto di MagicStick
Nome: Luca

Età: 25

Città: Biellese

Professione: Studente ( "studente" é una parola grossa...) universitario

Sport praticati: Basket, Nuoto, Tennis

Infortuni subiti:
  • Stiramento legamento collaterale ginocchio dx, maggio 2001;
  • Rottura legamento crociato anteriore, menisco mediale e lesione alla cartilagine, maggio 2003;
  • Lesione legamento crociato anteriore, lesione menisco esterno, lesione alla cartilagine, gennaio 2006.

Il mio team di virtual drivers:
Italian Drivers

USA

Just Do It


Web cam sul santuario di Oropa (Bi),1180m s.l.m. Sito dell'osservatorio meteo di Oropa (Si aggiorna 1 pò quando cazzo gli pare)

Regione Piemonte
Bilancia Piemontese

Karen Walker
Una parte di me é arrabbiata, una parte di me é contenta e il resto é solo ubriaca

martedì, dicembre 26, 2006

Tristezze natalizie

La domanda che attanaglia gli italiani in questi giorni é sicuramente: é più triste la pubblicità della Ristora con Orietta Berti che si aggira per casa circondata da un'aureola di luce bianca come se fosse la Madonna o Silvia Abate de "La pupa e il secchione" che sponsorizza le suonerie con gli inni delle squadre di calcio?? Mah, nel dubbio so una cosa che é veramente triste: questo Natale senza neve e con le temperature primaverili, sembra quasi Pasqua...

sabato, dicembre 16, 2006

Ciao Clay

Riporto dal sito della Gazzetta questo articolo per ricordare un grande uomo e pilota

Non ha mai sollevato il piede dall’acceleratore: nella guida come nella vita. Avido di emozioni forti, di confronti, di novità. Ma anche fortemente legato ai figli, ai fratelli, agli amici. Clay Regazzoni era tutto questo e molto di più, perché era uno di quei personaggi senza confini né limiti di cuore, sempre guidato dall’istinto più che dalla ragione. Un uomo saggio intriso di generosità e di follia, capace di usare l’ironia anche nei momenti più drammatici come quando, due giorni dopo l’incidente che gli aveva paralizzato le gambe a Long Beach nel 1980, bloccato in un letto d’ospedale, davanti al fratello appena giunto da Lugano che gli chiedeva come stesse, rispose sorridendo: «Sto bene, domattina vado a giocare a tennis, ho appena prenotato il campo». Due ore prima, un medico gli aveva detto che non sarebbe più tornato a camminare.

Regazzoni piaceva a tutti per questo, con quell’aria da simpatico guascone. Temerario sempre un po’ più del dovuto, inarrendevole, appassionato: “Non smetterò mai di correre”, ci aveva detto poche settimane fa, parlando delle sue gare con le vetture storiche, nelle quali si impegnava, ovviamente, come fossero stati dei GP. La Ferrari lo rese grande, in cambio diede a Maranello impegno e amore a profusione. Enzo Ferrari lo amava, anche se non gliene perdonava una. Come quando Clay, creando una linea di jeans, mise abusivamente il Cavallino Rampante su una tasca posteriore: “Proprio lì doveva metterlo?” gli borbottò il costruttore, minacciandogli, per finta, una causa.
Il suo passo di tango con la Carrà, in una trasmissione tv del sabato sera, fece crescere a dismisura la sua popolarità attribuendogli una dimensione di baffo diabolico e irresistibile, pari a quella di un novello Rodolfo Valentino. Fascino sul quale lui, poi, ha giocato molto. Era un uomo vero, forte e debole come tutti. Ma un pochino di più. Al Paraplegiker Zentrum di Basilea lo trovammo in un prato, con la carrozzina, accanto ad una bellissima ragazza sdraiata, ventre in giù, su un lettino mobile. Era una cantante caraibica, rimasta tetraplegica dopo essere scivolata in discoteca: "La vedi? A lei sì che è andata veramente male. Sono qui, le faccio il filo, spero di tirarle su in qualche modo il morale, in confronto a lei io non ho nulla”.
Clay, però, ha pure avuto momenti di sconforto. Ne ricordiamo uno, al ritorno nella casa di Lugano, dopo il dramma di Long Beach. A un certo punto disse: “Sai cos’ho in quel comodino? Una pistola. Non l’ho usata, avrei voluto farlo. Per un po’ ho pensato di essere stato un vigliacco per non essermi suicidato, poi ho capito che sarei stato un grandissimo vigliacco se invece avessi premuto il grilletto”. Nella sua carriera, ha sempre mostrato uno stile bellissimo, alternandolo a rischi disumani e a incidenti terrificanti. Ma per lui l’impresa andava oltre il risultato. Non a caso, ha sempre confessato che la sua più grande corsa è stata quella in cui ottenne il secondo posto a Montecarlo, con una favolosa rimonta, non riuscendo a superare per pochi metri il vincitore Reutemann.
Quando qualcuno lo voleva consolare per la sua condizione, troncava il discorso: “Le disgrazie sono altre. Io non muovo le gambe, il resto è tutto a posto”. Un giorno, ricevemmo una telefonata al giornale. Era lui: “Sai che, da paraplegico, ho fatto il tragitto da Montecarlo a Lugano in solo 14’ in più di quando usavo le gambe? Il doganiere mi ha fatto perdere almeno 5’. Settimana prossima batto il record”. Un mese dopo ci accompagnò da Codogno a Milano dopo una festa, con la sua Bmw bianca con i comandi al volante. Fu un viaggio terrificante nella nebbia, a velocità d’arresto. Sotto casa di chi scrive, Clay sorrise: “Nella nebbia è sempre meglio restarci il minor tempo possibile...”.
Amava la polemica e le discussioni, i crotti del Ticino, le bevute, tirar tardi la notte, le scommesse da qui a là in un’ora e 37 minuti, il mare, le baldorie. E si godeva il silenzio del privato potando le rose della casa di Mentone e scatenandosi in lettere che scriveva al computer, per curare mille iniziative benefiche. Splendido Clay, gran seduttore, diceva che nulla vale quanto spremere tutto dalla propria esistenza, esagerando sino alla fine.
tratto da www.gazzetta.it

lunedì, dicembre 11, 2006

Cantù-Biella 109-114

Riporto quello che ho postato sul forum di Sport4fun riguardo alla incredibile vittoria di ieri dell'Angelico al Pianella.

Questa é, in breve, la cronaca della vittoria in trasferta che ogni tifoso sogna. Si parla di basket, ma cambiando qualche particolare può valere per ogni sport.
Cantù-Biella, tifoserie rivali, 3500 spettatori di cui oltre 200 biellesi. Immedesimatevi nel tifoso di Biella. Primo tempo Angelico sempre sotto ma a contatto, prima dell'intervallo lungo Cantù allunga e chiude a +10. Cori di scherno (e ovviamente insulti) tra le tifoserie. Riprende la partita e Cantù scappa via, +15, +20 con stoppate, schiacciate e alley-oop, i giocatori che dedicano le giocate a pubblico e avversari. La frustrazione tra giocatori e tifosi biellesi comincia a salire, Cotani stende Wilson che stava andando a schiacciare. Cresce la tensione ma la partita non cambia, Cantù sempre in fuga.
Si arriva agli ultimi 2minuti, Cantù ancora sui 18punti di vantaggio, dalla curva locale parte il coro "Volevano vincere!", 30 secondi dopo tutto il pubblico si alza in piedi ad applaudire e a cantare "1 minuto di applausi oléé". In quel momento Biella é sotto di 15punti. Subito tripla, palla recuperata sulla rimessa e canestro da 2.Gli applausi si interrompono, dopo un altro canestro subìto Cantù chiama time-out, ora si sentono solo i biellesi e i giocatori Angelico ci caricano ancora di più. A 53 secondi dalla fine Biella é sotto di 9 ma qualcosa é davvero cambiato. Triple da ogni zona del campo e difesa aggressiva, Cantù in bambola. Si arriva a -1 e parte il fallo sistematico da entrambe le parti. A 2secondi dalla fine Biella -3 e Porta in lunetta. Segna il primo, sbaglia apposta il secondo, Daniels prende il rimbalzo e inchioda il pareggio sulla sirena. Delirio biellese. Silenzio canturino. Sull'onda dell'entusiasmo Biella va subito a +5 nel supplementare e conserva il margine fino al 109-114 finale. Ora siamo noi biellesi a cantare "Volevano vincere!". I tifosi di casa escono a testa bassa senza neanche il coraggio di guardarci e/o insultarci. Noi rimaniamo dentro al palazzetto a cantare fino a 3/4 d'ora dopo la fine della partita. Qualche dato: nei 2 minuti di rimonta l'Angelico ha piazzato un 19-2 di parziale. Nel 4° quarto Biella ha segnato 46 punti, nuovo record x la serie A di basket. Sportivamente parlando penso che non raggiungerò mai +1 orgasmo del genere.

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